Caro amico ti scrivo

il Piccolo museo del diario, chiuso come tutti i musei d’Italia per l’emergenza coronavirus, ha pensato di uscire fisicamente dalle proprie mura, inviando cartoline con le storie del museo a visitatori e amici, in ogni angolo d’Italia.

È vero, siamo chiusi.
E per questo abbiamo deciso di venire da voi!

 

Il vuoto di queste sale e di questi giorni è assordante; nessuna persona che attraversa il fruscìo degli altri, nessuno che apra i cassetti della memoria; non si sentono risate dalla stanza di Rabito e nessuno si commuove davanti al Lenzuolo di Clelia. Perché tutti voi, semplicemente, siete lontani, in attesa di poter tornare a trovarci.
E così abbiamo deciso di essere noi a venirvi a trovare, e abbiamo pensato di scrivervi: carta e penna, come una volta, come piace fare a noi.
Vi spediremo una cartolina con l’immagine dei diari, delle memorie e degli epistolari custoditi qui nella Città del diario.
Il fruscìo degli altri, che non può essere udito da nessuno in queste stanze vuote, si farà inchiostro ancora una volta per venire da voi; vi dedicheremo un pensiero, una frase, vi scriveremo come faremmo con un amico, con un familiare.
Abbiamo pensato di chiamare questa iniziativa Caro amico ti scrivo, perché è a degli amici che scriviamo. È a voi che vogliamo dedicare questa cosa nata dal cuore, in un momento così difficile per tutti. Vogliamo farvi arrivare il nostro pensiero, il nostro affetto e, soprattutto, il nostro abbraccio.

 

Inviateci il vostro indirizzo compilando questo modulo.

Il Piccolo museo del diario si metterà in viaggio verso di voi, in una sorta di museo itinerante fatto di tanti piccoli punti sparsi per l’Italia, uniti fra loro dal filo rosso delle storie.

Le nostre porte sono chiuse, ma i diari e le memorie di Pieve continueranno a parlarvi e a raccontarvi la storia più intima del Paese.

 

Scriveteci. Scriviamoci.
Il Piccolo museo del diario, per qualche settimana, sarete voi.

Qui il modulo per l’invio dei vostri dati: https://forms.gle/3BR8HMmeQ994Wgcs6

 

foto di Luigi Burroni

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